Carcinoma prostatico metastatico: nuovo antiandrogeno aumenta la sopravvivenza

28/1/2014 - In un ampio trial randomizzato, presentato recentemente al Genitourinary Cancer Symposium (S. Francisco, 30/1-1/2/2014), i pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione (CRPC), non trattato in precedenza, hanno vissuto significativamente più a lungo, posticipando di un anno la chemioterapia, quando sono stati trattati con enzalutamide. La terapia è stata associata a una riduzione del rischio di morte di circa il 30% e del rischio di progressione radiografica dell’81%. 

Enzalutamide è un bloccante del recettore degli androgeni di seconda generazione, che ha evidenziato un vantaggio in termini di sopravvivenza, negli uomini con CRPC andato in progressione durante o dopo un trattamento con docetaxel.

Gli autori hanno illustrato al simposio i risultati iniziali di questo trial di fase III, randomizzato e controllato con placebo, che ha coinvolto 1717 pazienti con un carcinoma prostatico non trattato.

Lo studio è stato interrotto prematuramente dopo che un’analisi ad interim ha riscontrato per il braccio enzalutamide il raggiungimento dell’endpoint di efficacia.

La sopravvivenza complessiva (OS) e la progressione della malattia, accertata mediante TC o scintigrafia ossea, rappresentavano i due endpoint co-primari del trial. I pazienti del gruppo enzalutamide hanno evidenziato una riduzione del rischio di morte superiore al 29% (hazard ratio 0,706, p<0,0001) e un rischio di progressione radiografica inferiore dell’81% (HR 0,186, p<0,0001). Tra gli 800 uomini con malattia misurabile al basale, enzalutamide ha prodotto risposte obiettive nel 59% dei pazienti, rispetto al 5% riscontrato nel gruppo placebo (p<0,0001), comprese delle risposte complete nel 20% dei pazienti valutabili nel braccio enzalutamide.

Un endpoint chiave secondario era il tempo all’inizio della chemioterapia. Nel gruppo trattato con il farmaco in studio il tempo medio all’inizio dei chemioterapici è risultato pari a 28,0 mesi, a fronte dei 10,8 mesi rilevati nel gruppo placebo (HR 0,35, p<0,0001).

Enzalutamide è risultata anche ben tollerata in un prolungato periodo di trattamento.

Secondo gli autori, l’aggiunta di questo farmaco alla terapia di deprivazione androgenica, nella fase di progressione, potrebbe apportare un significativo beneficio clinico ai pazienti con carcinoma prostatico metastatico.

Attualmente il farmaco è approvato per il trattamento del CRPC progredito con la chemioterapia, ma, alla luce di questi risultati, l’azienda produttrice intende richiedere l’indicazione come terapia di prima linea.

 

Beer T, et al. Enzalutamide in men with chemotherapy-naive metastatic prostate cancer (mCRPC): Results of phase 3 PREVAIL study. GuCS 2014; abstract LBA1.

http://abstracts.asco.org/142/AbstView_142_123836.html