Bevacizumab incrementa la sopravvivenza nel carcinoma della cervice uterina

20/2/2014 - L’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia dona quasi quattro mesi di vita in più alle donne affette da carcinoma della cervice uterina in stadio avanzato. La sopravvivenza mediana con bevacizumab è risultata pari a 17 mesi, a fronte dei 13,3 rilevati nel gruppo trattato con la sola chemioterapia. L’aggiunta del farmaco ha prodotto un tasso di risposta più elevato, ma è stata associata a una maggiore tossicità. Questi i principali risultati di uno studio randomizzato, condotto dai ricercatori del Gynecologic Oncology Group statunitense in collaborazione con la loro controparte spagnola, in cui si è confrontata l’efficacia di una chemioterapia di seconda linea, associata a bevacizumab o placebo. Lo studio ha anche comparato un regime a base di platino con una chemioterapia priva di questo elemento.

Nella maggior parte dei casi il carcinoma della cervice uterina in stadio iniziale o localmente avanzato può essere efficacemente curato con l’intervento chirurgico da solo o abbinato alla terapia chemoradiante a base di platino. Per le pazienti con un carcinoma ricorrente, refrattario o metastatico, le opzioni terapeutiche disponibili non sono numerose. Bevacizumab ha evidenziato una certa attività antitumorale come agente singolo, in una popolazione di carcinomi cervicali pesantemente pretrattati, fornendo il razionale per valutarne l’efficacia in associazione con la chemioterapia.

Lo studio ha coinvolto 452 pazienti con carcinomi recidivanti, persistenti o metastatici, randomizzate alla chemioterapia con o senza bevacizumab. I regimi chemioterapici erano costituiti da cisplatino e paclitaxel, o topotecan e paclitaxel. La sopravvivenza complessiva rappresentava l’endpoint primario dello studio.

Il confronto tra i due regimi chemioterapici non ha evidenziato alcuna differenza significativa: di conseguenza, le pazienti sono state valutate solo rispetto alla presenza o meno di bevacizumab nel regime chemioterapico.

La differenza nella sopravvivenza complessiva si è tradotta in un hazard ratio di 0,71, a favore dell’aggiunta di bevacizumab (p = 0,004). I tassi di risposta sono risultati pari al 48% con il farmaco in studio e al 36% con la sola chemioterapia (p = 0,008).

Il 29% delle pazienti del braccio bevacizumab ha accusato un’ipertensione di grado 2 o superiore, evento avverso che si è manifestato solo nel 2% delle pazienti controllo. Eventi tromboembolici di grado 3 o superiore si sono riscontrati nell’8% delle pazienti trattate con bevacizumab e nell’1% di quelle sottoposte alla sola chemioterapia. Nel 3% delle appartenenti al gruppo bevacizumab si sono osservate, inoltre, delle fistole gastrointestinali di grado 3 o superiore, evento avverso che non ha interessato le partecipanti dell’altro gruppo.

Questo studio è il primo ad aver evidenziato un incremento della sopravvivenza nel carcinoma della cervice trattato con un agente mirato. Tuttavia, nonostante i positivi risultati ottenuti, gli autori hanno sottolineato come lo screening e la vaccinazione contro il papilloma virus rappresentino gli strumenti più promettenti per l’eradicazione di questa neoplasia.

 

Tewari KS, et al. Improved survival with bevacizumab in advanced cervical cancer. N Engl J Med 2014; 370: 734-743.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24552320