Carcinoma prostatico: il radio-223 migliora gli outcome dell’osso

01/10/2013 - Secondo quanto emerso da un’analisi secondaria di un trial randomizzato, la somministrazione di radio-223 (Xofigo) migliora significativamente gli outcome scheletrici e del dolore nei pazienti affetti da carcinoma della prostata resistente alla castrazione (CRPC). Gli individui in terapia con il radiofarmaco hanno evidenziato una riduzione del 34% del rischio relativo di qualsiasi evento scheletrico, rispetto al gruppo placebo. Il farmaco, inoltre, ha diminuito sia il tempo all’insorgenza di diversi eventi scheletrici (dolore osseo, fratture patologiche sintomatiche, compressione del midollo spinale), sia il ricorso all’intervento chirurgico o all’uso degli oppioidi, così come il dolore osseo in generale. Tali benefici hanno prodotto un vantaggio anche in termini di sopravvivenza complessiva, endpoint primario dello studio.

Il problema delle metastasi ossee affligge più del 90% dei pazienti affetti da CRPC, provocando dolore intenso e diversi tipi di eventi scheletrici. Il dolore osseo secondario ad un carcinoma prostatico è comunemente trattato con analgesici, radioterapia, radiofarmaci beta-emittenti, chirurgia, ma per molti pazienti nessuna di queste opzioni produce un adeguato sollievo.

Il radio-223 è un calcio mimetico che si lega allo stroma osseo neoformato. È in grado di uccidere cellule tumorali localizzate mediante l’emissione di particelle alfa, senza produrre effetti rilevanti sul tessuto sano circostante.

Lo studio pivotale ALSYMPCA ha evidenziato un incremento di 3,6 mesi della sopravvivenza complessiva, nei pazienti affetti da CRPC con metastasi ossee, trattati con radio-223, rispetto ai partecipanti del gruppo placebo. Questo dato ha determinato l’approvazione del farmaco da parte della FDA.

Il disegno dello studio comprende, però, anche diversi endpoint secondari, tra cui gli eventi scheletrici, il dolore osseo e la qualità della vita. Gli eventi scheletrici sono stati valutati clinicamente con visite eseguite nei periodi di trattamento e di follow up. È stato il medico curante a determinare se un evento scheletrico fosse clinicamente rilevante: nessun evento ha avuto conferme di tipo radiografico.

I 921 partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 2:1 al trattamento con radio-223 o placebo. Circa il 40% dei pazienti aveva più di 20 metastasi, mentre il 45-50% presentava da 6 a 20 metastasi.

Nel gruppo in trattamento attivo, il 37% dei pazienti è stato sottoposto a radioterapia e il 19% ha subito una prostatectomia radicale, così come rispettivamente il 32 e il 10% nel gruppo placebo. In entrambi i gruppi, la radioterapia a fasci esterni (EBRT) è stata somministrata alla metà dei partecipanti, mentre il 40% ha assunto bifosfonati; il 57% dei pazienti era stato precedentemente trattato con docetaxel.

Dai risultati di un’analisi secondaria è emerso come tutti gli outcome riguardanti le condizioni dell’osso e il dolore fossero favorevoli al braccio trattato con il farmaco in studio. In particolare: il tempo al primo evento scheletrico è risultato pari a 15,6 mesi, rispetto ai 9,8 del gruppo placebo (p<0,001), mentre il tempo all’uso degli oppioidi non è ancora stato raggiunto dal gruppo trattato con il radio-223, e quello del gruppo placebo è di 6,9 mesi (HR 0,62, 95% CI 0,46-0,85, p=0,002). Significativamente migliori anche gli HR della radioterapia (HR 0,67, 95% CI 0,53-0,85, p=0,001), delle fratture patologiche sintomatiche (HR 0,62, 95% CI 0,35-1,09), degli interventi chirurgici (HR 0,72, 95% CI 0,28-1,82), della compressione del midollo spinale (HR 0,52, 95% CI 0,29-0,93, p<0,05).

Pur sopravvivendo più a lungo, un numero inferiore di pazienti trattati con il nuovo farmaco ha accusato il dolore osseo come evento avverso (50% vs 63% del gruppo placebo). A 16 settimane (p=0,001) i partecipanti del braccio radio-223 hanno evidenziato migliori parametri di qualità della vita, correlati al dolore, rispetto al gruppo placebo; per i pazienti trattati con il radio-223 la stessa tendenza è stata confermata, in confronto al basale, a 16 e a 24 settimane (p<0,001, p=0,001).

Nel sottogruppo di pazienti trattati con l’EBRT in concomitanza con il radio-223, gli eventi avversi ematologici e non, si sono verificati in una percentuale di pazienti analoga a quanto rilevato nel gruppo placebo.

Jeff Michalski, della Washington University di St. Louis, illustrando questi risultati al meeting annuale dell’American Society for Radiation Oncology, tenutosi recentemente ad Atlanta, ha ricordato che, alla luce delle evidenze di efficacia e sicurezza emerse dallo studio ALSYMPCA, il National Comprehensive Cancer Network ha raccomandato il radio-223 come terapia di prima e seconda linea per i pazienti con CRPC e metastasi ossee sintomatiche.

 

Michalski J, et al. Radium-223 dichloride (Ra-223) impact on skeletal-related events, external-beam radiotherapy (EBRT), and pain in patients with castration-resistant prostate cancer (CRPC) with bone metastases: Updated results from the phase III ALSYMPCA trial. ASTRO 2013; Oral abstract 265. International Journal of Radiation Oncology * Biology * Physics. 2013. 87: (2); S108-S109

http://www.redjournal.org/article/S0360-3016%2813%2900950-4/fulltext

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