Pazopanib preferibile a sunitinib nel carcinoma a cellule renali

22/08/2013 - Sono stati recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati di uno studio clinico in cui si è confrontato l’impiego di pazopanib e sunitinib, entrambi inibitori multichinasici orali, come terapia di prima linea per il carcinoma a cellule renali metastatico (RCC). I risultati preliminari dello studio erano già stati presentati nell’edizione 2012 del congresso dell’European Society for Medical Oncology (ESMO), ma nella nuova pubblicazione gli autori hanno potuto ampliare il confronto riguardante i dati di efficacia, sicurezza e tollerabilità di sunitinib, considerato lo standard di riferimento, con quelli di pazopanib, che è stato immesso più tardi sul mercato ed è meno utilizzato.

Lo studio di fase III COMPARZ ha coinvolto 1110 pazienti affetti da RCC a cellule chiare metastatico, naïve ai trattamenti. I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 alla terapia con pazopanib (800 mg/die, con dosaggio continuo) o con sunitinib, somministrato a una dose di 50 mg/die per cicli di 6 settimane, quattro di terapia e due di sospensione.

A giudizio degli autori, i dati emersi dallo studio comparativo indicherebbero in pazopanib la terapia preferibile. La supremazia di questo farmaco rispetto a sunitinib non riguarda tanto un vantaggio in termini di sopravvivenza, poiché entrambi gli agenti hanno evidenziato un’analoga efficacia. Anzi, la sopravvivenza complessiva media (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) si sono rivelate inferiori per pazopanib (OS: 28,4 vs 29,3 mesi; PFS: 8,4 vs 9,5 mesi, rispettivamente), ma le differenze non sono risultate statisticamente significative.

Le percentuali di risposta obiettiva, un endpoint secondario, sono risultate pari al 31% per pazopanib e al 25% per sunitinib (p = 0,03).

La preferenza concessa a pazopanib dagli autori è stata determinata, piuttosto, dai profili di sicurezza e di qualità della vita evidenziati dal farmaco.

La durata media del trattamento è stata di 8 mesi per il gruppo pazopanib e di 7,6 mesi per quello sunitinib. Nel primo gruppo si è rilevato un numero inferiore di interruzioni del dosaggio pari o superiori a 7 giorni (44% per pazopanib, 49% per sunitinib) e una minore frequenza di riduzioni della dose (44% e 51%, rispettivamente).

Tuttavia, una percentuale più elevata di pazienti trattati con pazopanib ha interrotto lo studio per l’insorgenza di eventi avversi (24% vs 20%), in particolare per anomalie evidenziate nei test di funzionalità epatica (6% vs 1%).

Diarrea, astenia, nausea ed ipertensione sono stati gli eventi avversi manifestatisi più frequentemente, con un’incidenza analoga nei due gruppi.

Alcuni effetti collaterali hanno evidenziato un’incidenza significativamente inferiore nel gruppo pazopanib, tra cui la sindrome mano-piede (29% vs 50%), alterazioni del gusto (26% vs 36%), rash cutanei (18% vs 23%), stipsi (17% vs 24%), dispepsia (14% vs 24%), stomatite (14% vs 27%), ipotiroidismo (12% vs 24%) e infiammazioni delle mucose (11% vs 26%).

Per altri eventi avversi, però, si è rilevata un’incidenza significativamente più elevata nel gruppo pazopanib, rispetto a quello sunitinib: ad esempio la variazione del colore dei capelli (30% vs 10%), il calo ponderale (15% vs 6%) e l’alopecia (14% vs 8%).

Pazopanib è risultato superiore a sunitinib anche riguardo agli eventi avversi di natura ematologica. Leucopenia, trombocitopenia, neutropenia ed anemia, di tutti i gradi, si sono osservate con un’incidenza significativamente inferiore nel gruppo sottoposto al trattamento con pazopanib.

Più comuni, invece, in questo gruppo gli eventi avversi associati alla funzione epatica, tra cui un numero significativamente elevato di casi di innalzamento dell’aspartato transaminasi (AST) di grado 3 (11% vs 3%). Significativa anche l’incidenza dell’innalzamento dei livelli di alanina transaminasi (ALT) di tutti i gradi (60% vs 43%, rispettivamente per pazopanib e sunitinib) e di grado 3 (15% vs 4%).

Un outcome secondario dello studio era rappresentato dai parametri di qualità della vita, che sono stati valutati con quattro diversi strumenti. I pazienti trattati con pazopanib hanno evidenziato una minore astenia, minor indolenzimento alle mani o ai piedi, così come alla bocca o in gola, e si sono dichiarati più soddisfatti del trattamento rispetto a coloro che avevano assunto sunitinib. Tali evidenze sono state giudicate dagli autori coerenti con il profilo di sicurezza.

Durante la presentazione dello studio al congresso ESMO, un commentatore aveva suggerito che le valutazioni sulla qualità della vita fossero state condotte con modalità sfavorevoli a sunitinib. Gli autori hanno riconosciuto che la somministrazione dei questionari nel giorno 28 possa aver distorto i dati a favore di pazopanib, perché, in questo modo, potrebbero essersi perse le informazioni relative alle condizioni dei pazienti, nella fase di recupero di due settimane in cui la terapia con sunitinib veniva sospesa.

 

Motzer RJ, et al. Pazopanib versus sunitinib in metastatic renal-cell carcinoma. N Engl J Med. 2013; 369: 722-31.

http://www.nejm.org/doi/pdf/10.1056/NEJMoa1303989

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