Carcinoma prostatico: un radioisotopo aumenta la sopravvivenza

18/07/2013 - In uno studio randomizzato di fase III, pubblicato sul New England Journal of Medicine, l’impiego di un isotopo del radio ha prolungato la sopravvivenza in pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione, con metastasi ossee. Nei soggetti trattati con radio223, infatti, si è riscontrata una riduzione del 30% del rischio di morte, rispetto agli uomini che avevano assunto un placebo. L’utilizzo dell’isotopo, inoltre, è stato associato a un’inferiore incidenza di eventi avversi.

Come il radio226, scoperto dai coniugi Curie, anche il radio223 emette particelle alfa che danneggiano il DNA, ma una differenza chiave tra i due isotopi è l’emivita, pari a 1600 anni per il radio226 e a 11,4 giorni per il radio223. L’organismo assimila il radio all’incirca con le stesse modalità con cui assorbe il calcio: entrambi gli elementi si depositano nelle ossa. Queste proprietà rendono il radio223 una possibile nuova arma contro il cancro.

Nello studio di fase III, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, 921 partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 2:1 al trattamento con radio o placebo, associati ai migliori standard terapeutici disponibili. La terapia è stata somministrata in dose singola mediante iniezione, ogni 4 settimane. Endpoint primario dello studio era la sopravvivenza complessiva (OS), mentre un endpoint chiave secondario di efficacia era il tempo al primo evento scheletrico sintomatico. Un’analisi ad interim, condotta dopo che si erano verificati 314 decessi, ha evidenziato una sopravvivenza media di 14 mesi per il gruppo trattato con il radio, e di 11,2 mesi per il gruppo placebo: la differenza è risultata statisticamente significativa (p=0,002).

Nella pubblicazione gli autori hanno inserito anche un’analisi aggiornata, realizzata dopo il verificarsi di 528 decessi, ma prima che qualche paziente del gruppo placebo fosse passato al trattamento con l’isotopo. L’analisi, in cui sono stati inclusi tutti i 921 pazienti, ha confermato il beneficio ottenuto in termini di sopravvivenza: l’OS media è stata di 14,9 mesi per il braccio radio, e di 11,3 mesi per quello placebo.

Nel gruppo trattato con l’isotopo è deceduto il 54% dei pazienti (333 su 614), a fronte del 64% rilevato nel gruppo placebo (195 su 307). La differenza ha determinato una riduzione del 30% nell’hazard ratio, che è risultata significativa (p<0,001).

Il tempo medio all’insorgenza del primo evento scheletrico sintomatico è risultato significativamente incrementato (p<0,001) per il gruppo radio (15,6 vs 9,8 mesi).

La percentuale di pazienti che ha accusato eventi avversi è risultata inferiore nel gruppo in terapia con l’isotopo (93% vs 96%). La stessa tendenza si è mantenuta anche per gli eventi avversi di grado 3-4, per gli eventi avversi gravi, e per la sospensione del trattamento causata dagli effetti collaterali.

Lo studio è stato interrotto precocemente dopo che l’analisi ad interim aveva riscontrato come l’isotopo producesse un evidente beneficio in termini di sopravvivenza.

Il radio223, commercializzato con il marchio Xofigo, è stato approvato dalla FDA nei primi mesi di quest’anno proprio grazie ai risultati di questo studio, uno dei primi a evidenziare l’efficacia e la sicurezza di questa nuova terapia.

Secondo alcuni commentatori non è ancora definito come il radioisotopo verrà impiegato, se come complemento o come alternativa per le altre terapie. L’utilizzo in combinazione con altri farmaci dovrà, però, necessariamente essere valutato in trial clinici.

A questo proposito, gli autori della pubblicazione hanno dichiarato che è attualmente in corso uno studio preliminare, in cui il radio223 è somministrato in combinazione con docetaxel.

 

Parker C, et al. Alpha emitter radium-223 and survival in metastatic prostate cancer. N Engl J Med 2013; 369: 213-223

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23863050

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