Tumore a cellule giganti dell’osso: denosumab può essere alternativo alla chirurgia

16/07/2013 - In un comunicato dello scorso giugno la Food and Drug Administration aveva annunciato l’ampliamento delle indicazioni per denosumab (Xgeva), per includere il trattamento di adulti e adolescenti affetti da tumore a cellule giganti dell’osso (GCTB). L’FDA ha sottoposto a revisione denosumab come farmaco orfano, secondo la procedura della priority review, utilizzando i dati di efficacia e sicurezza ottenuti in uno studio di fase II, pubblicato sul numero di luglio della versione on line di The Lancet Oncology.

Il trial ha coinvolto tre diversi gruppi di pazienti: il primo di 170 partecipanti, per i quali la malattia non era risolvibile mediante la chirurgia, il secondo costituito da 101 pazienti con un tumore operabile, per i quali l’intervento era associato, però, a una grave morbilità, e, infine, un gruppo di 11 pazienti che avevano già preso parte al precedente studio di fase I su denosumab. I pazienti salvabili e non con la chirurgia hanno assunto 120 mg di denosumab per via sottocutanea ogni 4 settimane, con dosi di carico nei giorni 8 e 15 del primo ciclo. Gli appartenenti all’estensione della fase I hanno proseguito la terapia secondo le modalità previste dallo studio precedente.

Il profilo di sicurezza del farmaco, in termini di eventi avversi e di anomalie negli esami di laboratorio, rappresentava l’endpoint primario dello studio, mentre quelli secondari comprendevano il tempo alla progressione nel gruppo non operabile e la percentuale di pazienti del gruppo salvabile per i quali non era più necessario l’intervento dopo sei mesi di terapia.

Dopo un follow up medio di 13 mesi, in 163 dei 169 pazienti non operabili (96%) non si è riscontrata una progressione della malattia, mentre nel gruppo salvabile con la chirurgia 74 dei 100 pazienti analizzabili hanno potuto evitare l’intervento, con un follow up medio di 9,2 mesi, e 16 su 26 pazienti hanno potuto subire un intervento meno invasivo, rispetto a quanto inizialmente previsto.

In 3 dei 281 pazienti analizzabili per la sicurezza (1%) si è manifestata un cado di osteonecrosi della mascella, mentre il 5% ha sviluppato ipocalcemia. Ipofosfatemia (9 casi), anemia (3), mal di schiena (3) e dolore alle estremità (3) sono stati i più comuni eventi avversi di grado 3-4. In 25 pazienti si sono registrati eventi avversi gravi, ma non si sono rilevati decessi correlati al trattamento.

Il dottor Sant Chawla, del Sarcoma Oncology Center di Santa Monica, California, coordinatore dello studio, ha dichiarato che praticamente tutti i pazienti affetti da tumore a cellule giganti dell’osso possono trarre beneficio dalla terapia con denosumab. A suo giudizio ora non è più necessario trattare questa forma tumorale con un approccio aggressivo. Il chirurgo può asportare ciò che è facilmente resecabile e, successivamente, utilizzare denosumab per eliminare le cellule giganti residue.

Il dottor Chawla ha anche fornito le tre possibili ragioni che, a suo parere, hanno determinato la rapida approvazione del farmaco: la mancanza di un’altra terapia efficace, il fatto che denosumab sia un farmaco mirato, con una tossicità minima e, infine che sia destinato a curare una neoplasia che colpisce pazienti giovani, per la maggior parte donne. Dopo l’approvazione, sarebbe non etico non fornire denosumab a pazienti recidivati, con metastasi, o in cui il tumore sia localizzato in aree dove sia di difficile asportazione.

Secondo alcuni commentatori, tuttavia, lo studio presenta alcuni limiti.

Il follow up di un anno, ad esempio, potrebbe essere troppo breve per comprovare l’efficacia del farmaco nei casi più complicati della patologia.

Inoltre, sarebbe stato ragionevole confrontare denosumab, se non con un placebo, almeno con i bifosfonati, solitamente molto meno costosi.

 

Chawla S, et al. Safety and efficacy of denosumab for adults and skeletally mature adolescents with giant cell tumour of bone: interim analysis of an open-label, parallel-group, phase 2 study. The Lancet Oncology 2013; 14 (9): 901-8.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23867211

TORNA ALL'ELENCO