Farmaci anti HER2 potenzialmente utili in alcuni casi di cancro del polmone

 

Uno studio, recentemente pubblicato on line sul Journal of Clinical Oncology, ha evidenziato la potenziale utilità dei farmaci anti HER2, come trastuzumab, nel 2-3% dei carcinomi del polmone non a piccole cellule (Nsclc), recanti il recettore mutato.

L’impiego dei farmaci anti HER-2 ha prodotto miglioramenti significativi nella sopravvivenza delle pazienti affette da carcinoma mammario HER2-positivo, ma l’utilizzo di questi medicinali è studiato, da qualche tempo, anche in altre forme tumorali, come dimostra l’approvazione di trastuzumab, nel 2010, per il trattamento del carcinoma gastrico in quei pazienti, pari al 15-18% circa del totale, che evidenziano una sovraespressione di HER2.

Ora questo nuovo studio ha individuato un possibile ruolo dell’HER2 anche nel carcinoma del polmone: a differenza di altre neoplasie, però, i tumori in cui si manifesta una sovraespressione del recettore, pari al 20% circa dei casi di Nsclc, purtroppo sono risultati non responder ai farmaci anti HER2. Solo le forme portatrici di una mutazione del recettore, molto meno frequenti, si sono rivelate sensibili all’attività di tali medicinali.

Lo studio, retrospettivo e condotto in Europa, è finora il trial più ampio ad aver valutato gli effetti dei farmaci anti HER2 nei soggetti recanti le mutazioni del recettore. Gli autori hanno analizzato i dati di 3800 pazienti affetti da Nsclc, individuando la mutazione, un’inserzione in-frame nell’esone 20, in 65 di essi (1,7%).

Tutti i pazienti portatori della mutazione avevano un adenocarcinoma. Per la maggior parte erano donne (45 su 65) e 34 pazienti su 65 non avevano mai fumato. Per il 50% circa dei pazienti la malattia era allo stadio IV.

16 pazienti, tutti in stadio IV e precedentemente trattati con la chemioterapia convenzionale, sono stati sottoposti a un trattamento con uno o più farmaci anti HER2 (afatinib, trastuzumab, lapatinib e masatinib). Mentre trastuzumab è sempre stato somministrato in associazione con la chemioterapia, gli altri agenti sono stati impiegati in regime di monoterapia. In 9 pazienti si è osservata una riduzione del tumore dopo il primo ciclo di trattamento con trastuzumab, riduzione che è stata riscontrata in altri due pazienti dopo un secondo ciclo di trattamento (uno trattato con trastuzumab, l’altro con afatinib). Altri tre pazienti hanno conseguito una stabilizzazione della malattia.

Per i soggetti che hanno evidenziato un beneficio dopo il trattamento con gli anti HER2, si è riscontrata una sopravvivenza libera da progressione media di 5,1 mesi, approssimativamente doppia rispetto a quella attesa per i soggetti sottoposti a due o tre cicli di chemioterapia convenzionale. La somministrazione di lapatinib e masatinib non ha impedito alla malattia di peggiorare.

Nonostante la percentuale di pazienti recanti la mutazione di HER2 sia più bassa di quanto si fosse ipotizzato in origine, questo studio rappresenta una notizia positiva per tale popolazione, data la disponibilità sul mercato di diversi agenti attivi contro questa mutazione, quali trastuzumab, pertuzumab, lapatinib, trastuzumab emtansine, mentre sono in fase avanzata di sviluppo afatinib e masatinib. Questi ultimi due farmaci, però, non hanno ancora ottenuto l’approvazione né dalla FDA, né dall’EMA.

Il beneficio apportato dai farmaci anti HER2 ai pazienti portatori del recettore mutato dovrà essere confermato da uno studio clinico prospettico. A giudizio degli autori, tra uno o due anni potranno già essere disponibili nuovi dati su altri pazienti, che consentiranno di validare l’impiego di tali farmaci in questa popolazione.

 

J. Mazières, et al. Lung cancer that harbors a HER2 mutation: epidemiologic characteristics and therapeutic perspectives. J Clin Oncol. 2013; doi: 10.1200/JCO.2012.45.6095

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23610105

 

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