Risultati promettenti da degarelix nel carcinoma della prostata

 

Secondo quanto riscontrato da due analisi combinate di sei studi clinici, degarelix è associato ad un’incidenza inferiore di eventi avversi gravi e a un minor numero di decessi da ogni causa, rispetto agli agonisti dell’ormone rilasciante l’ormone luteinizzante (LHRH), nei pazienti con carcinoma prostatico e patologie cardiovascolari.

Presentando i risultati di queste analisi al congresso annuale dell’European Association of Urology, tenutosi recentemente a Milano, il dott. Bertrand Tombal delle Cliniques Universitaires Saint-Luc di Bruxelles ha spiegato come degarelix, un antagonista dell’ormone rilasciante le gonadotropine, potrebbe produrre un effetto differente sul sistema cardiovascolare, rispetto agli agonisti dell’ormone LHRH, grazie al suo diverso meccanismo d’azione. Considerando le tossicità emerse con la somministrazione cronica degli agonisti e le avvertenze riguardanti la loro sicurezza cardiovascolare imposte dalla FDA nel 2010, i dati rilevati in queste analisi assumono maggiore significatività.

Gli autori delle analisi hanno interpolato i dati di sei studi prospettici di fase III, in cui erano stati confrontati diversi dosaggi di degarelix con gli agonisti LHRH leuprolide o goserelina. 2328 sono stati i pazienti coinvolti, mentre la durata della sperimentazione è stata di 12 mesi per tre studi, e di tre mesi per i rimanenti trial.

Il rischio di seri eventi cardiovascolari o di decesso da ogni causa è risultato significativamente inferiore con degarelix, rispetto agli agonisti LHRH (p=0,0383). Il rischio si è rivelato significativamente inferiore anche nel sottogruppo di pazienti affetti da una patologia cardiovascolare al basale (p=0,0066).

Dopo la correzione per le più comuni variabili che incidono sul rischio di seri eventi cardiovascolari o di decesso, degarelix è risultato associato a una riduzione del rischio superiore al 50% nei pazienti affetti da una patologia cardiovascolare al basale (hazard ratio [HR]: 0,414; p=0,0040).

Dopo soli 12 mesi di trattamento, un numero significativamente inferiore di pazienti del gruppo degarelix ha accusato un evento cardiovascolare grave o è deceduto, rispetto al braccio trattato con gli agonisti LHRH.

Un’analisi separata dei medesimi dati ha evidenziato una significativa riduzione del rischio di eventi avversi per le vie urinarie (p<0,0001), dei segni e sintomi articolari (p=0,0116) e della probabilità di fratture (p=0,0234), indicando, quindi, una migliore risposta clinica.

Tra i pazienti di entrambi i bracci si è riscontrata una significativa e prolungata soppressione del testosterone e dell’antigene prostatico specifico (PSA), al giorno 28. Tuttavia, per il 21-23% dei pazienti con livelli di PSA al basale superiori a 50 ng/ml, degarelix è stato associato ad una sopravvivenza libera da progressione del PSA significativamente migliore (p=0.0255).

Sebbene in entrambi i gruppi si siano verificate variazioni dei livelli di fosfatasi alcalina sierica, rispetto al basale, si è rilevata una soppressione significativamente più elevata nel gruppo degarelix che in quello trattato con gli agonisti LHRH.

La sopravvivenza complessiva è risultata simile nei due gruppi, sebbene si sia dimostrata statisticamente superiore nel gruppo degarelix (98,3% vs 96,7%; p=0,0329).

Gli autori delle analisi, per quanto i vantaggi riscontrati non siano particolarmente ampi da un punto di vista numerico, sostengono comunque che gli antagonisti determinino un miglior controllo delle malattia e una minor incidenza di eventi avversi a essa correlati, rispetto agli agonisti LHRH.

Altri commentatori, però, invitano ad interpretare questi dati con cautela.

Gli analoghi LHRH provocano inizialmente un incremento dei livelli di testosterone (flare up), livelli che tendono a ridursi verso la fine del primo mese di terapia. Se non si previene questo fenomeno, il paziente va in progressione. La protezione dal flare up non era obbligatoria nel gruppo trattato con gli agonisti LHRH e la mancata prevenzione di questo evento potrebbe aver determinato una precoce progressione della malattia, spiegando, almeno in parte, i risultati.

Inoltre, le analisi combinate di dati non hanno il medesimo livello di evidenza scientifica di uno studio clinico randomizzato di fase III. Una risposta più esaustiva a queste problematiche potrebbe essere ottenuta da uno studio di questo tipo, in cui gli agonisti siano confrontati con gli antagonisti.

 

Miller K. Androgen deprivation therapy, still to improve...: Disease control-related outcomes from an analysis of six comparative randomised clinical trials of degarelix versus luteinising hormone-releasing hormone (LHRH) agonists. European Association of Urology (EAU) 28th Annual Congress: Abstract 677.

 

Tombal B. Androgen deprivation therapy, still to improve...: Lower risk of cardiovascular (CV) events and death in men receiving ADT by gonadotropin releasing hormone (GnRH) antagonist, degarelix, compared with luteinising hormone-releasing (LHRH) agonists. European Association of Urology (EAU) 28th Annual Congress: Abstract 678.

http://www.edizioniscriptamanent.it/sites/default/files/app/urology-planet/eau2013programmebook.pdf

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