Abiraterone acetato migliora la sopravvivenza nel carcinoma della prostata metastatico

 

Secondo quanto emerso dai risultati di uno studio randomizzato, il trattamento iniziale con abiraterone acetato ha incrementato la sopravvivenza e ha rallentato la progressione della malattia in pazienti affetti da un carcinoma della prostata metastatico, resistente alla castrazione (CRPC).

Rispetto ai partecipanti trattati con il solo prednisone, per gli uomini in terapia con abiraterone e prednisone il tempo alla progressione radiografica è sostanzialmente raddoppiato (16,5 mesi vs 8,3), così com’è aumentata di circa 5 mesi la sopravvivenza complessiva (OS). Con abiraterone, inoltre, si è osservato un declino del PSA non inferiore al 50% in più del doppio dei pazienti. Questi risultati si sono rivelati coerenti in tutti i sottogruppi pre-specificati.

Abiraterone, un inibitore della biosintesi degli androgeni, ha ottenuto dalla FDA l’approvazione per il trattamento del CRPC metastatico, andato in progressione dopo una terapia con docetaxel. Questo studio, invece, presentato al Genitourinary Cancers Symposium, ha valutato le potenzialità di questo farmaco come trattamento di prima linea, confrontando gli effetti di una terapia combinata abiraterone-prednisone, rispetto al solo prednisone più placebo. I positivi risultati emersi da un’analisi ad interim, relativi alla sopravvivenza libera da progressione radiografica (rPFS) e alla sopravvivenza complessiva, hanno determinato la precoce conclusione del trial. L’analisi ha valutato i dati ottenuti su 1.088 pazienti, di 12 diverse nazioni. OS e rPFS rappresentavano gli endpoint comprimari dello studio: in un’analisi precedente i valori medi di questi parametri non erano ancora stati raggiunti nel braccio abiraterone.

Dopo un follow up medio di 27,1 mesi, l’aggiornamento dell’analisi ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione pari al 47%, per il braccio abiraterone-prednisone, rispetto al gruppo prednisone-placebo (HR 0,53; 95% CI 0,45-0,62; p<0,0001).

L’OS è risultata di 35,3 mesi per i pazienti in trattamento attivo, e di 30,1 per il secondo gruppo: la sopravvivenza complessiva ha avuto, dunque, un incremento del 21%, dato che, però, non ha raggiunto il valore di p=0,0035, pre-specificato per la significatività statistica (HR 0,79; 95% CI 0,66-0,95; p=0,0151). L’analisi dei due endpoint comprimari ha evidenziato risposte uniformi nelle analisi stratificate per performance status, punteggio del dolore, sito delle metastasi, età, esami di laboratorio al basale (PSA, lattato deidrogenasi e fosfatasi alcalina) e regione geografica. La valutazione degli endpoint secondari ha evidenziato i significativi vantaggi prodotti da abiraterone in termini di tempo all’uso degli oppiacei, ad una successiva chemioterapia, al deterioramento del performance status, alla progressione del PSA, alla progressione del dolore e al deterioramento della qualità della vita. Più dei due terzi dei pazienti hanno assunto una terapia successiva, costituita per la maggior parte da docetaxel (60%), ma anche da cabazitaxel, chetoconazolo, sipuleucel-T e la possibilità di passare da placebo ad abiraterone.

Il 69% dei soggetti trattati con abiraterone ha visto declinare il proprio PSA almeno del 50%, a fronte del 29% dei pazienti del gruppo controllo.

Il farmaco in studio si è rivelato ben tollerato e non ha provocato alcun evento avverso inatteso. Astenia (40%), ritenzione idrica (29%), ipertensione (22%), disturbi cardiaci (21%), ipopotassiemia (17%) ed elevati livelli degli enzimi epatici (11%-12%) hanno rappresentato i più comuni eventi avversi di ogni grado, mentre gli eventi di grado 3-4 sono stati infrequenti e la loro incidenza non ha superato il 7% per ogni evento.

Invitato a commentare lo studio, il dottor William Oh, del Mount Sinai Medical Center di New York, ha dichiarato che, dimostrata l’efficacia di abiraterone, la prossima tappa sarà determinare la tempistica ottimale dell’inizio della terapia. Se, infatti, il beneficio apportato da abiraterone sull’OS è di circa 5 mesi, indipendentemente dal fatto che il farmaco sia somministrato prima o dopo la chemioterapia, il miglioramento della rPFS, invece, sembra significativamente migliore in fase di pre-chemioterapia, quando il farmaco determina una differenza di 8 mesi, rispetto ai 2 rilevati quando abiraterone viene assunto dopo la chemioterapia.

 

Rathkopf D, et al. Updated interim analysis of COU-AA-302, a randomized, phase III study of abiraterone acetate in patients with metastatic castration-resistant prostate canceer without prior chemotherapy. GuCS 2013; Abstract 5.

http://gucasym.asco.org/content/106605-134

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