Parere positivo del Chmp dell’EMA per lenvatinib nel carcinoma della tiroide

Pubblicato il 26/3/2015

Il Comitato per i Farmaci a uso Umano (Chmp) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), ha espresso parere positivo all’immissione in commercio di cinque nuovi farmaci, tra cui Lenvima (lenvatinib), destinato al trattamento del carcinoma differenziato della tiroide (papillare, follicolare, a cellule di Hurtle), progressivo, localmente avanzato o metastatico, refrattario allo iodio radioattivo, in pazienti adulti.

Designato farmaco orfano nel 2013, lenvatinib è un inibitore delle tirosin chinasi orale, in grado di inibire simultaneamente l’attività di diverse molecole, come i recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR), i recettori del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), RET, KIT e i recettori del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR). In particolare lenvatinib è il primo inibitore multichinasico capace di inibire contemporaneamente i recettori FGFR 1-4 e VEGFR 1-3.

Il parere del Chmp si è basato sui risultati del trial SELECT, uno studio di fase III, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, in cui 392 pazienti con carcinoma differenziato della tiroide, progressivo e refrattario al radioiodio, sono stati randomizzati al trattamento con lenvatinib o placebo. Nel braccio in trattamento attivo la PFS è risultata di 14,7 mesi superiore a quella rilevata nel gruppo placebo (rispettivamente 18,3 vs 3,6 mesi; hazard ratio [HR]: 0,21; 99% CI: 0,14-0,31, p<0,0001). Rilevante, inoltre, è stata la rapidità della risposta al trattamento con lenvatinib: il tempo mediano alla prima risposta oggettiva è stato, infatti, di due mesi. Nel gruppo trattato con il farmaco in studio si è evidenziato anche un miglioramento significativo del tasso di risposta oggettiva rispetto al placebo (64,8% vs 1,5%; p<0,0001).

Nel braccio lenvatinib una percentuale maggiore di partecipanti ha dovuto ridurre o interrompere la terapia per l’insorgenza di eventi avversi quali, in particolare, l’ipertensione e un’elevata proteinuria. Ciononostante, il Chmp ha dichiarato che il farmaco è dotato di un profilo di sicurezza conforme a quello di terapie analoghe e che gli effetti collaterali (diarrea, astenia, calo ponderale, nausea, ipertensione, cefalea) sono comunque prevedibili e gestibili. Il Comitato ha comunque richiesto un ulteriore studio per definire la dose iniziale più appropriata, che consenta di ottimizzare i benefici e ridurre i rischi per i pazienti.

Lenvima sarà disponibile in capsule da 4 e 10 mg.

 

Il comunicato del Chmp è consultabile all’indirizzo:

http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Summary_of_opinion/human/003727/WC500184908.pdf

 

Bibliografia

  1. Schlumberger M et al. Lenvatinib versus placebo in radioiodine refractory differentiated thyroid cancer. NEJM 2015; 372: 621-630.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25671254