Nivolumab in prima linea migliora la sopravvivenza nel melanoma

24/06/2014 - Secondo quanto emerso da dati preliminari di uno studio di fase III, l’utilizzo dell’agente anti-PD-1 nivolumab come terapia di prima linea ha prodotto un significativo incremento della sopravvivenza complessiva (OS) rispetto a dacarbazina, in pazienti affetti da melanoma metastatico o non operabile. L’annuncio è stato dato da Bristol-Myers Squibb (BMS), l’azienda produttrice, in un proprio comunicato stampa, in cui ha dichiarato che renderà noti i dati alle autorità sanitarie. A seguito dei positivi risultati emersi dall’analisi ad interim, BMS ha deciso di trasformare lo studio da cieco in aperto e di consentire ai pazienti del braccio dacarbazina di passare all’altra terapia.

Lo studio randomizzato, denominato CheckMate-066 ha valutato l’efficacia di nivolumab in pazienti con un melanoma in stadio III e IV non operabile, wild type per il gene BRAF, non trattato in precedenza. Lo studio ha visto la partecipazione di 418 pazienti, randomizzati in rapporto 1:1 per assumere nivolumab per via endovenosa, alla dose di 3 mg/kg ogni due settimane, o dacarbazina (1000 mg/m2 per via endovenosa, ogni tre settimane). Consentendo la pseudo progressione comunemente osservata con gli inibitori dei checkpoint immunitari, lo studio ha permesso ai ricercatori di continuare il trattamento oltre l’iniziale progressione, nei pazienti che evidenziavano un beneficio clinico e tolleravano la terapia.

Endpoint primario dello studio era l’OS, mentre la sopravvivenza libera da progressione (PFS), il tasso di risposta obiettiva (objective response rate, ORR), la qualità della vita e la possibilità che l’espressione di PD-1 potesse rappresentare un efficace predittore per l’OS, hanno rappresentato gli endpoint secondari.

Come terapia di prima linea dacarbazina consente di ottenere un ORR pari al 13%, mentre l’OS mediana varia da 5,6 a 11 mesi.

Dati di sopravvivenza a lungo termine, ottenuti in uno studio di fase I presentato quest’anno al meeting annuale dell’ASCO, hanno evidenziato un tasso di OS a tre anni pari al 41% per nivolumab utilizzato come agente singolo. Questo studio ha valutato il farmaco in 107 pazienti con melanoma già trattato in precedenza, ma mai con ipilimumab. L’ORR è risultato pari al 32%, con una durata mediana della risposta di 22,9 mesi1. In un’analisi preliminare di questo studio l’OS mediana nei pazienti trattati con nivolumab, è risultata pari a 16,8 mesi, con tassi di sopravvivenza a 1 e 2 anni rispettivamente pari al 62% e al 43%2.

Lo studio CheckMate-066 rappresenta il primo trial randomizzato e controllato di fase III ad aver evidenziato un beneficio in termini di sopravvivenza complessiva, prodotto da un inibitore del checkpoint PD-1.

Attualmente l’impiego di nivolumab, in monoterapia o in combinazione, è studiato in diversi tipi di neoplasie. Secondo BMS più di 7.000 pazienti stanno assumendo il farmaco in uno studio clinico.

Nel 2013 l’FDA ha concesso la designazione fast track a nivolumab come trattamento per il carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC). Nell’aprile di quest’anno BMS ha annunciato di voler richiedere l’approvazione alla FDA per nivolumab come terapia di terza linea per i pazienti con NSCLC a cellule squamose.

 

Il comunicato Bristol Myers Squibb è consultabile all’indirizzo:

http://news.bms.com/press-release/phase-3-first-line-melanoma-study-nivolumab-investigational-pd-1-checkpoint-inhibitor-&t=635394629083385655

 

Bibliografia:

 

Hodi FS, et al. Long-term survival of ipilimumab-naive patients (pts) with advanced melanoma (MEL) treated with nivolumab (anti-PD-1, BMS-936558, ONO-4538) in a phase I trial. J Clin Oncol 32:5s, 2014 (suppl; abstr 9002)

http://meetinglibrary.asco.org/content/125578-144

 

Topalian SL, et al. Survival, durable tumor remission, and long-term safety in patients with advanced melanoma receiving nivolumab. J Clin Oncol. 2014 Apr 1;32(10):1020-30

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24590637

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