Nel melanoma avanzato pembrolizumab raggiunge gli endpoint primari: sarà interrotto lo studio KEYNOTE-006

Pubblicato il 24/3/2015

In un comunicato stampa Merck, nota come MSD al di fuori degli Stati uniti e del Canada, ha annunciato il raggiungimento dei due endpoint primari, sopravvivenza libera da progressione e complessiva (PFS, OS), nello studio KEYNOTE-006, in cui pembrolizumab è confrontato con ipilimumab, come terapia di prima linea per il trattamento del melanoma avanzato.

Pembrolizumab, commercializzato con il marchio Keytruda, è un anticorpo monoclonale umanizzato, in grado di bloccare l’interazione tra il recettore PD-1 (programmed death receptor) e i propri ligandi, PD-L1 e PD-L2. Legandosi al recettore PD-1 e impedendone l’interazione con gli specifici ligandi, il farmaco sblocca l’inibizione della risposta immunitaria mediata dal PD-1, compresa la risposta antitumorale. Approvato dalla FDA nel settembre 2014, negli USA pembrolizumab è somministrato mediante infusione endovenosa alla dose di 2 mg/kg, ogni tre settimane, per il trattamento di pazienti con melanoma metastatico o inoperabile, andati in progressione dopo una terapia con ipilimumab ed eventualmente un BRAF inibitore, se in presenza di una forma positiva alla mutazione BRAF V600. Questa indicazione è stata approvata con procedura accelerata, sulla base dei tassi di risposta tumorale e della durata di tale risposta, ma finora non si era ancora evidenziato un incremento della sopravvivenza o un miglioramento della sintomatologia.

Lo studio KEYNOTE-066 è un trial pivotale di fase III, multicentrico, randomizzato, in aperto, che confronta l’efficacia di pembrolizumab e ipilimumab, in pazienti con melanoma in stadio avanzato (III o IV), non operabile, non sottoposti a più di una precedente terapia sistemica. Gli 834 pazienti selezionati sono stati randomizzati all’assunzione di 10 mg/kg di pembrolizumab ogni tre o due settimane, o di 3 mg/kg d’ipilimumab ogni tre settimane, per quattro cicli. Gli autori hanno individuato nella PFS e nell’OS i due endpoint co-primari, mentre il tasso di risposta complessiva (ORR), la durata della risposta e la sicurezza, insieme con un’analisi esplorativa sulla qualità della vita (QoL), rappresentano gli endpoint secondari dello studio. La risposta tumorale è stata valutata alla dodicesima settimana e, successivamente, ogni sei settimane, secondo le linee guida RECIST 1.1, attraverso una revisione radiologica in cieco, indipendente, centrale e criteri di risposta immunocorrelati, valutati dai ricercatori.

Nei pazienti trattati con pembrolizumab si è evidenziato un incremento statisticamente e clinicamente significativo dell’OS e della PFS, rispetto a quanto osservato nel braccio ipilimumab.

Inoltre, il profilo di sicurezza del nuovo farmaco si è rivelato del tutto simile a quello già descritto in altri studi condotti sul melanoma avanzato.

A seguito delle raccomandazioni di un comitato indipendente di monitoraggio dei dati, il trial sarà interrotto prima della scadenza prevista.

Pembrolizumab è il primo agente anti-PD-1 a evidenziare un vantaggio in termini di sopravvivenza rispetto a ipilimumab, farmaco che attualmente rappresenta lo standard di cura per il trattamento del melanoma avanzato. Merck sta sperimentando questo nuovo anticorpo in più di 70 studi clinici, su oltre 30 forme tumorali, sia come monoterapia, sia in associazione con altri farmaci.

L’azienda produttrice ha dichiarato che i dati dello studio KEYNOTE-066 saranno presentati al meeting annuale dell’American Association of Cancer Research (AACR), che si terrà a Philadelphia il prossimo aprile.

 

Il comunicato Merck è consultabile all’indirizzo:

http://www.mercknewsroom.com/news-release/oncology-newsroom/mercks-pivotal-keynote-006-study-first-line-treatment-advanced-melano