La FDA concede a pembrolizumab la designazione di breakthrough therapy per il carcinoma del polmone non a piccole cellule

27/10/2014 - La Food and Drug Administration (FDA) ha concesso la designazione di breakthrough therapy a pembrolizumab (Keytruda), un anticorpo anti PD-1, per il trattamento di pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC), non recanti la mutazione EGFR o riarrangiamenti del gene ALK, andati in progressione durante o dopo una chemioterapia a base di platino.

Pembrolizumab è un anticorpo umanizzato ad alta affinità, in grado di bloccare la proteina PD-1 con una reattività simile per la molecola umana o dei primati, che non reagisce, però, con le PD1 derivate dal topo o dal ratto. Il farmaco non possiede un’attività citotossica cellulo-mediata anticorpo- o complemento-dipendente (ADCC/CDC).

La decisione dell’FDA si è basata sui dati dello studio di fase Ib KEYNOTE-001, ancora in corso, i cui risultati aggiornati sono stati recentemente presentati al congresso annuale dell’European Society of Medical Oncology.1

In questo studio il farmaco è stato somministrato a 307 pazienti, alla dose di 2 mg/kg o di 10 mg/kg ogni tre settimane (Q3W), o di 10 mg/kg ogni due (Q2W), fino alla progressione, al decesso o a una tossicità non tollerabile.

L’analisi dei dati è stata condotta su 262 pazienti, dopo un follow up mediano di 5,4 mesi. Il tasso di risposta complessiva (ORR) è stato valutato mediante la versione 1.1 dei criteri RECIST e con i criteri di risposta immunocorrelati (irRC).

Gli ORR della popolazione complessiva sono risultati pari al 21% (RECIST) e al 23% (irRC) (rispettivamente 26/47% nei pazienti naïve ai trattamenti, 20/18% in quelli precedentemente trattati). Nelle forme a istologia squamosa si è registrato un ORR pari al 18%, mentre nelle forme non squamose è stato del 23%.

Con la dose da 2 mg/kg si sono rilevati tassi di risposta pari al 33 e al 67%, rispettivamente con i criteri RECIST e irRC, mentre con i 10 mg/kg Q3W i tassi sono scesi rispettivamente al 21 e al 22%. Identiche percentuali si sono riscontrate somministrando 10 mg/kg ogni due settimane.

Nei pazienti con colorazione PD-L1 pari o superiore all’1%, si è avuto un ORR rispettivamente pari al 23/25%, valore che è sceso al 9/13% nei soggetti con esito negativo della colorazione.

Nel 9% dei pazienti si sono osservati eventi aversi di grado 3-5, tra i quali il più comune è stata la polmonite.

Attualmente il farmaco è sperimentato sul carcinoma del polmone avanzato, come monoterapia o in combinazione in diversi regimi terapeutici e in numerosi tipi istologici. Due studi di fase I e III sono al momento in corso (KEYNOTE-010 e KEYNOTE-024) e si prevede l’inizio di un ulteriore studio di fase III entro la fine di quest’anno (KEYNOTE-042).

Sono più di trenta, comunque, i tipi di neoplasie su cui l’attività del farmaco viene studiata.

Negli Stati Uniti pembrolizumab ha ottenuto la designazione di breakthrough therapy per il melanoma avanzato in pazienti che presentano una forma non operabile o metastatica, in progressione dopo un trattamento con ipilimumab e positiva per la mutazione BRAF V600. L’approvazione per questa indicazione è stata concessa con la procedura accelerata; l’approvazione definitiva può essere subordinata a nuove evidenze di beneficio clinico, ottenute in studi di conferma.

 

Il comunicato Merck è consultabile all’indirizzo:

http://www.mercknewsroom.com/news-release/oncology-newsroom/merck-receives-fda-breakthrough-therapy-designation-keytruda-pembroli

 

Bibliografia

  1. Garon E, et al. Antitumor activity of pembrolizumab (Pembro; MK-3475) and correlation with programmed death ligand 1 (PD-L1) expression in a pooled analysis of patients (pts) with advanced non-small cell lung carcinoma (NSCLC). Presentato all’ESMO Congress 2014. Abstract LBA43.

https://www.webges.com/cslide/library/esmo/browse/search/pdU#9f9v03r3