Elevati tassi di risposta da terapia cellulare con recettore CAR, nelle neoplasie a cellule B in stadio avanzato

Pubblicato il 25/8/2014 - Il trattamento con KTE-CD19, una terapia cellulare costituita da linfociti T, geneticamente modificati per esprimere un recettore chimerico (CAR) specifico per l’antigene CD19, ha prodotto un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 92% in pazienti affetti da neoplasie delle cellule B in stadio avanzato. Questo l’incoraggiante risultato di uno studio di fase I/IIa, attualmente ancora in corso, recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Lo studio ha visto la partecipazione di 15 pazienti, 9 con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e 6 con linfomi a cellule B indolenti; 13 soggetti sono stati ritenuti valutabili per la risposta. Dei 9 pazienti con DLBCL, 8 si erano rivelati refrattari alla chemioterapia e 7 erano classificabili ad alto rischio, secondo i fattori prognostici internazionali. Inoltre, quattro pazienti erano affetti da leucemia linfatica cronica.

Prima della terapia con KTE-CD19, ai partecipanti è stato somministrato un regime di condizionamento, a base di ciclofosfamide e fludarabina. Durante lo studio, il dosaggio del farmaco in esame è stato ridotto da 5 a 1 x 106 cellule/kg.

Il 61,5% dei pazienti ha raggiunto la remissione completa (CR) e il 30,8% quella parziale (PR). Nei soggetti valutabili con DLBCL refrattario alla chemioterapia (n=7), il tasso di CR è risultato pari al 57,1%, e il 75% dei pazienti era ancora in remissione al momento dell’analisi (range: 9-22 mesi). In questo sottogruppo, nello specifico, si sono rilevate 4 CR, 2 PR e un caso di stabilizzazione della malattia, con un tasso di beneficio clinico pari al 100%.

Tutti i pazienti con linfomi indolenti hanno evidenziato un ORR.

Tre dei quattro pazienti leucemici hanno raggiunto la CR, confermata dalla citometria a flusso del midollo osseo.

Gli eventi avversi associati a KTE-CD19 si sono manifestati più frequentemente nelle due settimane successive all’inizio della terapia. Il 27% dei partecipanti ha accusato un’ipotensione di grado 3/4, mentre in tutti i pazienti si è osservato un innalzamento dei livelli sierici dell’interferone gamma o dell’IL-6. La maggior parte dei partecipanti, comunque, non ha evidenziato un incremento del fattore di necrosi tumorale sierico.

In seguito al trattamento con il farmaco in studio sono stati segnalati alcuni sintomi neurologici, come confusione e ottundimento. Dopo 16 giorni di terapia, si è registrato un decesso improvviso per causa sconosciuta.

Lo scorso anno, la presentazione di questi dati al congresso annuale dell’American Society of Hematology, insieme a quelli di altri studi preliminari sulle terapie con cellule T modificate con il CAR, aveva suscitato grande entusiasmo.

Sulla scia dei positivi risultati ottenuti, Kite Pharma, che sta sviluppando KTE-CD19 in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense, intende iniziare entro la prima metà del prossimo anno uno studio clinico multicentrico, a braccio singolo, di fase I/II, per verificare l’efficacia del farmaco in pazienti con DLBCL, sottoposti senza successo a due o più terapie.

Secondo i responsabili di Kite Pharma, gli elevati tassi di risposta e la prolungata durata della remissione completa, ottenuti in questo studio, lasciano ipotizzare che la terapia con le cellule T, modificate con CAR specifico per l’antigene CD19, possa avere grandi potenzialità nel trattamento dei linfomi a cellule B, incluse le forme più aggressive e resistenti, per le quali, al momento, non sono disponibili opzioni terapeutiche efficaci.

 

Kochenderfer JN, et al. Chemotherapy-refractory diffuse large B-cell lymphoma and indolent B-cell malignancies can be effectively treated with autologous T cells expressing an anti-CD19 Chimeric Antigen Receptor. J Clin Oncol. 2014 [Epub ahead of print]

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25154820

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