Carcinoma mammario HER2+: sperimentato nuovo regime meno tossico e altamente efficace

Pubblicato l’8/1/2015

Secondo quanto riscontrato da uno studio prospettico multicentrico, le pazienti con un carcinoma mammario piccolo, nodo negativo, HER2-positivo, hanno una sopravvivenza a tre anni prossima al 100% quando assumono una terapia adiuvante a base di paclitaxel e trastuzumab. Le 406 pazienti coinvolte nello studio hanno evidenziato, infatti, una sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS) a tre anni pari al 98,7%. Dopo aver escluso recidive controlaterali HER2-negative e neoplasie non mammarie, gli autori dello studio hanno individuato sette recidive specifiche della malattia. Generalmente buoni anche i risultati riguardanti la sicurezza: un numero relativamente limitato di pazienti ha accusato una neuropatia periferica di grado 3, un’insufficienza cardiaca o un declino asintomatico della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF).

Lo studio era stato progettato per determinare se una terapia adiuvante con paclitaxel e trastuzumab permettesse di ottenere un basso tasso di recidiva, insieme a una minore tossicità, rispetto ai regimi convenzionali di chemioterapia adiuvante. In questo trial non randomizzato e a braccio singolo, sono state quindi arruolate pazienti con carcinomi della mammella HER2-positivi, nodo negativi, con dimensioni inferiori ai 3 cm: nello specifico, la metà delle pazienti aveva tumori di dimensioni pari o inferiori al centimetro, mentre nel 9% dei casi il diametro della massa tumorale era compreso tra 2 e 3 centimetri. L’età mediana delle partecipanti era di 55 anni; il 67% dei tumori era positivo ai recettori ormonali (HR+).

Tutte le pazienti hanno assunto settimanalmente paclitaxel e trastuzumab per dodici settimane. In seguito, le partecipanti hanno potuto continuare ad assumere trastuzumab settimanalmente o passare a un dosaggio più elevato dello stesso farmaco, somministrato ogni tre settimane. La terapia di mantenimento con trastuzumab è proseguita per 40 settimane. Le pazienti che avevano subito un intervento di lumpectomia, sono state sottoposte anche a radioterapia, con irradiazione parziale o totale della mammella, mentre alle donne con tumore HR+ è stata somministrata anche un’ormonoterapia adiuvante. La frazione di eiezione ventricolare sinistra è stata valutata mediante ecocardiografia o scansione MUGA a 12 settimane, sei mesi e a un anno. Nelle pazienti in cui si è riscontrata una disfunzione della frazione di eiezione di grado 3 o 4, si è sospesa la somministrazione di trastuzumab, così come si è interrotto il dosaggio per le partecipanti che evidenziavano declini prespecificati della frazione di eiezione.

Endpoint primari erano la libertà dalla malattia invasiva (di nuova insorgenza o recidivante) e la mortalità per qualunque causa. L’87,7% delle pazienti ha completato le 52 settimane di terapia previste, mentre il follow up mediano è stato di 4,0 anni. Si sono rilevati 12 eventi definiti primari secondo il protocollo: due casi di recidive distanti, quattro di recidive locali o regionali, quattro carcinomi mammari controlaterali (tre dei quali HER2-negativi) e due decessi, uno dovuto a uno stroke, l’altro causato da un carcinoma ovarico progredito molto rapidamente. Inoltre, in quattro pazienti si è diagnosticata una neoplasia non mammaria, che non è stata ritenuta una recidiva, mentre ad altre quattro pazienti è stato diagnosticato un carcinoma duttale in situ, non incluso nell’analisi dell’endpoint primario.

L’IDFS a tre anni pari al 98,7% ha superato la soglia prespecificata del 95%, stabilita come limite per considerare riuscito lo studio (p<0,001).

Durante le dodici settimane di terapia di combinazione, il 3,2% delle pazienti ha accusato uno o più episodi di neuropatia di grado 3, ma non si sono registrati casi di neurotossicità di grado 4. Due partecipanti (0,5%) hanno manifestato una disfunzione sistolica del ventricolo sinistro di grado 3, che entrambe hanno risolto sospendendo trastuzumab. Nel 3,2% delle pazienti si è rilevato un declino clinicamente significativo della LVEF, che ha reso necessaria l’interruzione della terapia con trastuzumab. Reazioni allergiche di grado 3/4 ai farmaci in studio si sono osservate in sette pazienti.

Secondo gli autori, il regime utilizzato in questo studio si è rivelato associato a outcome migliori di quelli attesi sulla base dei dati di letteratura; ciononostante, questi risultati non supportano l’utilizzo di una chemioterapia a base di trastuzumab in tutte le pazienti con piccoli tumori HER2-positivi, ma possono contribuire a definire uno standard di cura per il sottogruppo di pazienti che presentano una neoplasia con le caratteristiche valutate nello studio (piccole dimensioni, nodo negativa, HER2-positiva). Per queste pazienti, infatti, non vi è ancora un consenso unanime sulla terapia sistemica più appropriata.

 

Tolaney SM, et al. Adjuvant Paclitaxel and Trastuzumab for Node-Negative, HER2-Positive Breast Cancer. N Engl J Med. 2015; 372(2): 134-141.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25564897