Bevacizumab migliora la sopravvivenza nel carcinoma mammario metastatico HER2-negativo

28/09/2014 - L’utilizzo concomitante di bevacizumab e chemioterapia migliora la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e quella complessiva (OS), in pazienti affette da carcinoma mammario metastatico HER2-negativo. A questo medesimo risultato sono giunti due studi di fase III, denominati IMELDA e TANIA, presentati al congresso annuale dell’European Society of Medical Oncology (ESMO), svoltosi a Madrid negli ultimi giorni di settembre.

Nello studio IMELDA, una terapia di mantenimento con bevacizumab, associato a capecitabina, ha incrementato la PFS del 62% e l’OS del 57%, mentre, nello studio TANIA, prolungare il trattamento con bevacizumab e chemioterapia ha ridotto il rischio di progressione del 25% e ha determinato un incremento del tasso di risposta complessiva (ORR).

Lo studio IMELDA, in aperto, ha valutato efficacia e sicurezza di bevacizumab come terapia di mantenimento, somministrato da solo o con capecitabina, dopo un trattamento di prima linea a base di bevacizumab e docetaxel, in pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-negativo. Endpoint primario dello studio era la PFS, mentre ORR e OS sono stati scelti come endpoint secondari.

Delle 284 pazienti selezionate inizialmente, 185 sono state randomizzate ai trattamenti in studio, dopo 3-6 cicli della terapia di prima linea: 94 hanno assunto bevacizumab, 91 la combinazione bevacizumab più capecitabina. Bevacizumab è stato somministrato alla dose di 15 mg/kg ogni tre settimane, mentre per capecitabina la dose è stata di 1000 mg/m2, due volte al giorno per le prime due settimane di ogni ciclo.

Nel braccio trattato col solo bevacizumab, si è rilevata un’OS mediana di 23,7 mesi, significativamente inferiore ai 39 osservati con la combinazione di farmaci (HR=0,43; 95% CI: 0,26-0,69; p<0,001). Il tasso di OS a un anno è risultato pari al 72% con bevacizumab e al 90% con la combinazione, mentre si sono riscontrate PFS mediane di 4,3 e 11,9 mesi, rispettivamente per l’agente singolo e la combinazione (HR=0,38; 95% CI: 0,27-0,55; p<0,001).

Lo studio di fase III TANIA ha indagato, invece, gli effetti del prolungamento o della reintroduzione di bevacizumab, dopo il suo impiego come terapia di prima linea insieme alla chemioterapia, in pazienti con carcinoma mammario HER2-negativo, localmente ricorrente o metastatico. Lo studio ha riguardato specificamente pazienti che avevano risposto alla terapia di prima linea per un periodo pari o superiore a dodici settimane.

Lo studio ha coinvolto 494 pazienti, randomizzate in rapporto 1:1 alla chemioterapia o alla combinazione chemioterapico più bevacizumab. Capecitabina è stata l’agente chemioterapico usato con maggior frequenza (circa il 60%). In caso di progressione, alle pazienti non è stato consentito il passaggio all’altro trattamento. Anche in questo studio la PFS rappresentava l’endpoint primario, mentre OS e ORR erano gli endpoint secondari.

Nel braccio in trattamento col solo chemioterapico la PFS mediana è risultata pari a 4,2 mesi, rispetto ai 6,3 osservati nel gruppo trattato anche con bevacizumab (HR=0,75; 95% CI: 0,61-0,93; p=0,0068). Anche l’ORR è risultato superiore nel braccio trattato con la combinazione (20,9% vs 16,8%; p=0,3457). I dati conclusivi sull’OS sono attesi per il prossimo anno.

A oggi bevacizumab è approvato per numerose indicazioni, quali il carcinoma del colon retto, del polmone, quello renale, il glioblastoma multiforme e il cancro della cervice uterina.

Nel 2008 la combinazione di bevacizumab con docetaxel aveva ottenuto l’approvazione accelerata da parte della FDA per il trattamento del carcinoma mammario metastatico. Tre anni dopo, però, l’ente aveva ritirato questa indicazione per la mancanza di dati sufficienti riguardo alla sicurezza e all’efficacia di bevacizumab.

Per il prossimo novembre è attesa la decisione dell’ente regolatorio statunitense sull’utilizzo di bevacizumab associato alla chemioterapia, nel trattamento di pazienti con carcinoma ovarico ricorrente, platino-resistente.

 

Gligorov J, et al. Efficacy and safety of maintenance bevacizumab (BEV) with or without capecitabine (CAP) after initial first-line BEV plus docetaxel (DOC) for HER2-negative metastatic breast cancer (mBC): IMELDA randomised phase III trial. Presentato all’ESMO Congress 2014. Abstract 352O

 

https://www.webges.com/cslide/library/esmo/browse/search/fMt#9f9m02Dx

 

von Minchwitz G, et al. Efficacy and safety in TANIA, a randomised phase III trial of continued or reintroduced bevacizumab (BEV) after 1st-line BEV for HER2-negative locally recurrent/metastatic breast cancer (LR/mBC). Presentato all’ESMO Congress 2014. Abstract 353O

 

https://www.webges.com/cslide/library/esmo/browse/search/fMt#9f9m02GW